IL DANNO ED IL SUO RISARCIMENTO

Prerequisito perché si possa richiedere un risarcimento (da non confonderecon la restituzione del corrispettivo pagato)è che vi sia un danno.

A volte sobillati da dentisti che non conoscono il codice civile alcuni pazienti sono spinti a cause verso il precedente curante senza che vi sia stato un danno.

Un danno consiste in un peggioramento clinico permanente della situazione iniziale, quindi una non guarigione, una incompleta guarigione non essendo peggioramenti non sono danni e non danno diritto quindi ad alcun risarcimento, potrebbero configurarsi come inadempienze contrattuali nel caso si siano verificati degli errori da parte del Dentista il quale dovrà dimostrare di avere agito nella maggioranza dei casi solo con appropriatezza di mezzi.

In questo quadro fanno eccezione i trattamenti estetico-riabilitativi come la protesi dove vi è obbligo di risultato e non solo di mezzi ed è quindi importante in questi ultimi casi chiarire e definire quali debbano essere questi obiettivi da ottenersi ad inizio terapie.

Esempi:

NON DANNO: distacco di otturazioni, mancata guarigione di infezioni quali parodontite, perimplantite, ascessi o granulomi, dolore dopo otturazioni o altri interventi, rottura di strumenti in canali radicolari, mancata guarigione o miglioramento di disfunzioni temporo-mandibolari (DTM).

DANNO (in genere tutte le perdite evitabili di tessuti sani): limatura di denti per ponti ove non ve ne sia necessità, estrazione di denti salvabili, lesioni non ripristinabili a strutture nervose, muscolari o articolari, scatenamento di disfunzioni temporo-mandibolari. In questi casi al paziente solo l'onere di dimostrare di  aver subito un danno, il Dentista di avere agito con appropriatezza di mezzi adeguata a non causarlo per potere evitare il risarcimento.

ULTIMA PUBBLICAZIONE CONTENUTI PAGINA: 10 Ottobre 2014

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